sabato 31 marzo 2012

SOGNO ANTICO

L''azzurro è più azzurro
quando la luce
appena lo  sfiora,
quando oltre le nubi
è sipario,
ad occhi interrogativi,
in cerca di mistero.

Salpare  il mare
quando traslucido,
come lama d'acciaio,
appare, all'arsa bocca,
ristoro è utopia
ma saggiati
nel colore e nel sapore
appaiono,
meno infidi e lontani.
Lidi nobili
di un  sogno antico






venerdì 30 marzo 2012

E' proprio vero che il pianeta va surriscaldandosi sempre più. Già da alcuni giorni,  i ciliegi sono  in fiore. In passato, non mi era mai capitato di vederli il ventotto marzo,  in un periodo così prematuro, nel vaporoso candido vestito.  Cosa ci attenderà in futuro, fa paura pensarlo ma il fatto é che, ne i semplici ne i potenti pensano di fare qualcosa per fermare questo processo di autodistruzione che l'uomo moderno, va creando con grande irresponsabilità, quasi senza accorgersene. Tutto perché sono state stravolte le regole della natura. L'uomo non vuole mai sentire ne freddo, ne caldo, ne fatica. Ha inventato le  macchine per ridurre al minimo questi disagi trascurando però le inimmaginabili conseguenza della sua condotta. Come ne usciremo non si sa, l'unica cosa che so che il clima e diventato inaccettabile per la stagione che ci troviamo. In campagna oggi faceva un caldo insopportabile e le piante, come nelle calure estive, mogie stavano come ripiegate su se stesse, i fiori hanno una fioritura di breve durata e la ridente distrubitrice di grazia e bellezza  sembra rimpiangere le gentili brezze del suo passato che la distinguevano dall'afosa estate.
Per ora... questo cambiamento lo vedo e lo registro, come una cosa anomala, ma se perdurerà, allora si che ci sarà da aver paura.

































Foto: Clematis Armandii, Forstzia, Prunus  Subhirtella A.



martedì 27 marzo 2012

BARONESS ROTHSCHILD

 Conchiglie di seta, su rami leggermente incurvati, vi appaiono quando i boccioli della rosa  Baroness Rothschild si aprono alla luce radiosa di maggio. Fanno da corollario a tali meraviglie un vestito foglioso grigio verde,  ricco di smerlature sì da farlo apparire un prezioso merletto fatto da mani di fata. Fra le rose del mio giardino è la più seducente.
Fiorisce la prima volta un po' tardivamente a maggio inoltrato e poi sporadicamente nel corso della stagione.  Soffre di macchia nera ma tale malattia  non pregiudica la sua meravigliosa fioritura  molto profumata. Nonostante sia stata immessa sul mercato nel lontano 1868 ha una freschezza ineguagliabile da neonata ed é per questo, che, ancora oggi, é molto amata.





















 Foto: Baroness Rothschild

DOLCE, IMMENSO, RESPIRO

Se voglio annegare
in un dolce mare,
annego in quei due
languidi laghi,
riflesso dell'azzurro infinito.
Se voglio morire di felicità
mi poso,
come farfalla leggera,
sulla bocca tua
piegata al sorriso
e, nel roseo corallo
smarrisco il senso del tempo.
Incurante della brina
con brividi dietro la schiena,
a piedi nudi su un
tappeto smeraldo,
ti corro incontro
rubando l'incanto che desti,
in ogni creatura a te accanto.
Perfetta come perla
rotoli librando
nel vuoto della mia vita,
dolce, immenso, respiro
dell'anima che dissolve
come nebbia d'ottobre,
al timido, ultimo raggio di sole.

lunedì 26 marzo 2012

PENSIERI E PAROLE IN FUGA

Pupilla vuota d'intenti che rifletti solo abbagli di falsi dei, che pena le fai.
Lei, per causa tua, non ama i cani, non ama i gatti ed ogni altro essere che oggi viene accarezzato, coccolato, da persone incapaci di donare carezze, sorrisi o ameni trastulli ad esseri dell'ordine stesso a cui loro, appartengono.
Odia l'ipocrisia dello stare insieme quando in ogni faccia si riflette la falsità, direte, educanda in  mutande in questo mondo di orrori ma, per lei, insopportabile.
Odia la giustizia che tale più non é. La sovrana, fra pensieri umani, a immondo cencio l'han ridotta. Le si accappona la pelle.
Tutto ciò che si agita dal  vagito al rantolo sa di... non trova l'epiteto; o forse no, lei,  a differenza della massa che la circonda non vuole dirlo per non cadere nella volgarità.
Volgarità i muri imbrattati, volgarità l'immondizia del tuo egoismo, volgarità il tuo altruismo con pensieri di ritorno, quando, calpestato, impuro, giace ai tuoi sporchi piedi.
Guarda l'orologio che segna il tempo e stringe la tua mano cara nella sua, ora quasi rattrappita: Disperata ma, con la veemenza dei suoi vent'anni perduti, si aggrappa a questo ultimo sogno.
Ma degli altri, di tutti quelli che hanno alimentato la sua vita che rimane? Fuligine che sporca il suo candore.
La sua anima inerme giace nel vuoto dell'inutilità.
Luna e sole, tormento e delizia, che indifferenti avete solcato, perché distanti, lievemente, l'alternato respiro, non avete alcun rimedio per le sue pene.
Allora sapendosi sola, salirà sulla collina delle mimose che fulgide illuminano questo suo mondo e si riflette con bagliori d'oro sul cielo d'oriente.
Salirà sulla groppa di un dromedario e nell'inimmaginabile numero di granelli di sabbia sotterrerà per i posteri, i suoi ultimi pensieri.
Al fatuo che, ameno invita, volterà le spalle.
Ode una voce che dal borgo grida. La gente di borgata aspira a quello che lei non vede e la rampogna.
Chi il Dio di giustizia?
Chi la serpe di iniquità?
L'inquieta il pensiero ma, d'altro, ancora, si oscura e lacrime come lame sottili fraseggiano nei rivoli della mente, depresse e perdenti, come partigiani traditi.
Sulle rive di un lago si ritrova a dialogare con  l'onda scura che cruccia anche i soavi.
Dov'é la sua sera?
Che fa, la tradisce?
Che fa, sol la infastidisce con il suo pensiero ma non la porta con se?
Dov'è il suo mattino?
Quell'alba chiara piena di promesse e di voglie?
Dov'é la sete e la fame che sorreggono il grido del vivo?
Appassita, pesante, come un frutto maturo attende che il fato la colga.
Pensieri, pensieri, or sempre pensieri, a bussare alla porta. Lì raccoglie e li sparge come cenere al vento sul suo tormento: Ora esso, purificato, si liquefà.
Adesso sovviene altro, da presso e lontano, ora amaro, ora dolce.
Solo un libro letto, che riposa su di un ripiano della sua libreria privata, dove l'accesso é vietato, la tenta.
Di parte. Ma di quale parte se tutto,dinnanzi, la sovrasta e la schiaccia. Vittima cade. La traviata... in lontananza s'ode il canto.
Perla fra perle l'opera di un genio rischiara il momento fosco e l'orecchio si pone all'ascolto.
Di nuovo si incipria l'anima di aneliti e si esalta.
Celestiale invito al volo, parentesi che s'impone e sovrasta ogni altro rigurgito.



domenica 25 marzo 2012

AD ARIEGGIARE

PPetali di noia
sospiro,
all'immoto tempo
che, non m'appartiene.
Innevate vette
soleggiati prati,
aulenti convallarie
a destare i sensi.
Ad arieggiare,
desiate primavere,
zefiro gentile
invito mentre,
lo sguardo sognante,
posa su petali di ogni fiore.